Pochi argomenti accendono la curiosità — e generano altrettanti malintesi — quanto lo squirting. Celebrato nei film per adulti, oggetto di domande sussurrate tra coppie e fonte di ansie da prestazione del tutto inutili, è un fenomeno reale ma spesso raccontato male. Proviamo a fare chiarezza, senza tabù e senza leggende, perché capirlo è il primo passo per viverlo (o semplicemente accettarlo) con serenità.
Di cosa parliamo
Con “squirting” si indica l’emissione di liquido dalla zona uretrale durante l’eccitazione o l’orgasmo femminile. È importante chiarire subito una cosa: non tutte le donne lo sperimentano, e non sperimentarlo non significa avere qualcosa che non va. È una possibilità del corpo, non un traguardo obbligatorio né un indicatore della “qualità” del piacere.
La scienza, in realtà, distingue due fenomeni che il linguaggio comune tende a confondere. Da un lato c’è la cosiddetta eiaculazione femminile vera e propria: una piccola quantità di fluido lattiginoso prodotto dalle ghiandole di Skene (talvolta chiamate “prostata femminile”), situate intorno all’uretra. Dall’altro c’è lo squirting in senso stretto: un’emissione più abbondante e acquosa. I due possono anche presentarsi insieme, ed è probabilmente questa sovrapposizione a generare tanta confusione.
“Ma è pipì?” — la domanda più frequente
È la curiosità numero uno, ed è legittima. Alcuni studi hanno rilevato che il liquido dello squirting più copioso proviene in buona parte dalla vescica e contiene componenti tipiche dell’urina (come urea e creatinina), pur essendo molto diluito. Altre ricerche hanno individuato la presenza di PSA (antigene prostatico specifico), una sostanza prodotta proprio dalle ghiandole di Skene, suggerendo un contributo “ghiandolare”.
La sintesi più onesta, allo stato attuale delle conoscenze, è che si tratta probabilmente di un liquido misto: in parte di origine vescicale, in parte ghiandolare. Ma il punto più importante è un altro: che sia “questo” o “quello”, è un fenomeno fisiologico, normale e pulito. Trasformarlo in un motivo di imbarazzo significa solo rovinarsi un’esperienza che dovrebbe essere libera.
Quanto è comune
Le stime variano molto a seconda degli studi e di come viene posta la domanda, ma una quota significativa di donne riferisce di aver sperimentato emissioni di liquido legate all’eccitazione almeno una volta nella vita. Per alcune accade spesso, per altre raramente o mai. Anche la quantità è estremamente variabile: da poche gocce a fiotti abbondanti. Non esiste una “norma”: esiste solo il corpo di ciascuna, con le sue risposte.
Si può “imparare”?
Non c’è una formula magica, e va detto chiaramente: trasformare lo squirting in un obiettivo a tutti i costi è il modo migliore per non viverlo, perché l’ansia da prestazione spegne il piacere. Detto questo, alcune condizioni sembrano favorirlo.
La stimolazione della zona G, sulla parete anteriore della vagina, è quella più spesso associata al fenomeno, da sola o insieme alla stimolazione clitoridea. Conta moltissimo il rilassamento: lo squirting è spesso accompagnato da una sensazione simile al bisogno di urinare, e molte donne si bloccano proprio per timore di “farsi la pipì addosso”. Imparare a lasciar andare quella tensione — magari dopo essere passate in bagno, così da togliersi il pensiero — può fare la differenza. Aiutano anche tempo, eccitazione prolungata e un partner che non mette fretta né aspettative.
Un consiglio molto pratico: mettete un asciugamano o una traversa sul letto. Sapere che non c’è nulla da “proteggere” abbassa l’ansia e libera la mente.
Sfatiamo qualche mito
Lo squirting non è la prova di un orgasmo “migliore”: si può avere un orgasmo intensissimo senza alcuna emissione, e viceversa emettere liquido senza orgasmo. Non è nemmeno fingibile su richiesta come vorrebbe far credere certa pornografia, dove spesso è enfatizzato o messo in scena. E non è un fenomeno che riguarda “solo alcune donne speciali”: è semplicemente una delle tante risposte possibili del corpo femminile.
Soprattutto, non è un dovere. Né per chi lo desidera, né — tantomeno — per compiacere un partner.
Viverlo con leggerezza
Come per ogni aspetto della sessualità, la parola chiave è comunicazione. Parlarne con il partner, senza pressioni, toglie imbarazzo e apre alla sperimentazione. Per chi è curioso, l’approccio giusto è quello del gioco e dell’esplorazione, non della performance: concentrarsi sul piacere e sulle sensazioni, e accogliere ciò che arriva — squirting compreso — come un di più, mai come un esame da superare.
Capire cosa succede nel proprio corpo, o in quello della persona con cui si condivide l’intimità, è già di per sé un atto di libertà. E vivere la sessualità con curiosità, rispetto e zero sensi di colpa resta, in fondo, la cosa più importante di tutte.
Questo articolo ha finalità puramente informative e divulgative. Per dubbi o preoccupazioni di carattere medico, è sempre opportuno rivolgersi a un professionista della salute.






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