C’è un libro, nella nostra community, che racconta dall’interno uno dei luoghi più mitizzati e fraintesi del mondo libertino: Cap d’Agde. Si intitola Inferno e Paradiso – la nostra storia ed è l’autobiografia di una coppia iscritta a IOL con il nick coppia85. Nessuna recensione, nessun giudizio: abbiamo fatto quattro chiacchiere con loro — nel pieno rispetto del loro anonimato — per farci raccontare com’è nata quella storia, cosa significa quel titolo e quali pregiudizi vorrebbero sfatare.
Partiamo dall’inizio: com’è arrivato Cap d’Agde nella vostra vita? È stata una scelta cercata o un caso?
Cap d’Agde è entrata per caso prima nella mia vita e, in seguito, anche in quella di mia moglie. Era il 2011, avevo appena 26 anni ed ero single. Non facevo parte del mondo libertino e, fino a quel momento, non avevo mai immaginato che potesse esistere una realtà così diversa da quella a cui ero abituato.
Una sera, guardando un programma televisivo, scoprii per la prima volta l’esistenza di un luogo sulla costa meridionale della Francia in cui le regole sociali erano profondamente diverse da quelle a cui ero abituato. Un posto dove la nudità non era un tabù e la sessualità veniva vissuta liberamente, senza censura e senza ipocrisia. Era un mondo apparentemente così lontano dagli schemi imposti dalla nostra società, eppure così vicino alla mia indole. Fu questa scoperta a spingermi, pochi giorni dopo, a partire per Cap d’Agde, pur sapendone pochissimo.
Quell’esperienza lasciò dentro di me un seme che, con il tempo, mise radici profonde. Dopo quella prima volta non tornai più a Cap per diversi anni. Ci tornai in seguito con mia moglie e, da allora, ogni anno quel luogo è diventato una tappa irrinunciabile della nostra vita. Oggi è il nostro angolo di mondo in cui ci sentiamo davvero noi stessi, liberi dai giudizi e dalle convenzioni sociali.
Il titolo “Inferno e Paradiso” dice già molto: cosa rappresenta per voi l’“inferno” e cosa il “paradiso” di quel mondo?
Preferirei non svelare troppo, per non rovinare il punto centrale del libro: è uno degli aspetti più personali della mia autobiografia. Posso però raccontare un aneddoto realmente accaduto alcuni anni fa.
Eravamo al Glamour Beach, nel bel mezzo di uno di quegli esagerati pool party che si organizzano ogni pomeriggio. Chi c’è stato sa bene di cosa parlo. Ero in piscina, in estasi. A un certo punto mi girai verso mia moglie, accanto a me, e le dissi: «Cavolo, sono in paradiso!». Poi mi guardai intorno: la gente, l’alcol che scorreva a fiumi, la musica techno a tutto volume. E pensai: «Forse mi sbaglio… credo di essere all’inferno!».
È un episodio che ricordiamo ancora con il sorriso. Basta cambiare prospettiva perché il paradiso e l’inferno si scambino di posto. A Cap d’Agde, a volte, inferno e paradiso si incontrano, si confondono e finiscono per fondersi in un unico luogo.
Nel libro raccontate il passaggio dall’osservare “da fuori” al vivere “dall’interno”: qual è stato il momento in cui è scattato quel cambio?
Bisogna premettere che Cap d’Agde non è per tutti. Non ci si va per la classica vacanza al mare: è un luogo capace di suscitare emozioni molto forti, che bisogna essere in grado di accogliere e metabolizzare.
Per quanto siamo sempre stati una coppia aperta, la prima volta lì insieme fu un mix di emozioni contrastanti: eravamo euforici ma anche un po’ agitati. Appena arrivati, l’idea di spogliarci completamente e girare nudi per le vie del centro ci provocò un leggero disagio. D’altronde, non avevamo mai fatto la spesa al supermercato completamente nudi! All’inizio osservavamo tutto come spettatori, ancora estranei a quel mondo. Poi, quasi senza accorgercene, qualcosa è cambiato. Quel disagio è durato davvero poco: in quel contesto, il vero disagio sarebbe stato rimanere vestiti.
Con il tempo la distanza mentale che ci separava da Cap si è ridotta fino a scomparire. Da semplici visitatori ne siamo diventati parte. Oggi ci sentiamo perfettamente a nostro agio: Cap è diventata la nostra seconda casa.
Come avete affrontato, in coppia, il primo passo?
Il nostro primo passo nel mondo libertino lo abbiamo fatto pochi mesi dopo esserci conosciuti. Io avevo già avuto alcune esperienze prima di incontrare mia moglie, e gliene parlai praticamente da subito. Lei non aveva mai esplorato questo mondo, ma è sempre stata una donna particolarmente curiosa e aperta alle novità.
Così, una sera, decidemmo di andare in un famoso club della capitale. È lì che abbiamo vissuto la nostra prima esperienza da coppia. Non c’è nemmeno bisogno di dirlo: ci piacque molto, tanto da diventare l’inizio di un percorso che negli anni ci ha portati fino a Cap d’Agde e a vivere il nostro rapporto in maniera libera. Ed eccoci qua!
Vivere Cap d’Agde insieme cosa ha cambiato nel vostro rapporto?
Per molti può sembrare inconcepibile, ma senza dubbio Cap d’Agde ha contribuito a rafforzare la nostra unione. È diventato il nostro angolo di mondo in cui possiamo sentirci davvero liberi e amarci in maniera assoluta, lontani dai pregiudizi.
Ogni volta che lasciamo Cap ci sentiamo più uniti, come se avessimo condiviso qualcosa di eccezionale, un segreto tutto nostro che nel mondo «normale» ci fa sentire complici e speciali. È stato il posto dove abbiamo rafforzato il nostro rapporto, creato nuove amicizie e raccolto alcuni dei ricordi più belli e intensi della nostra vita.
Per chi non c’è mai stato: com’è davvero Cap d’Agde e il Village Naturiste, al di là dei luoghi comuni?
Il luogo comune che va più di moda è: «Mi hanno detto che Cap è un’orgia a cielo aperto e che si fa sesso ovunque». Ogni volta che lo sentiamo ci viene da ridere. A Cap d’Agde è vietato avere rapporti sessuali in luoghi pubblici, esattamente come nel resto della Francia: li si vive negli spazi privati e nei locali dedicati, non ovunque come molti immaginano.
Il problema è che, quando si parla di Cap, si tende ad associarla esclusivamente al sesso. Noi non ci andiamo soltanto per quello: viviamo a Roma, dove le occasioni non mancerebbero. Andiamo a Cap per qualcosa che va ben oltre: vivere, almeno per qualche giorno all’anno, in un contesto di festa, libertà e spensieratezza impossibile da trovare altrove.
Il Village Naturiste è un vero e proprio villaggio, fatto di palazzi, hotel, strade, negozi e ristoranti. Non è semplicemente una spiaggia per nudisti: è un luogo in cui la nudità smette di essere un tabù e le persone si sentono più libere di esprimersi, senza il timore del giudizio altrui. Dico sempre, e lo spiego nel libro, che il sesso a Cap non è l’obiettivo, ma una conseguenza. È ciò che accade quando, una dopo l’altra, cadono tutte le barriere mentali che costruiamo nella vita — un equilibrio tra naturismo e lifestyle che chi non c’è stato fatica a immaginare. Almeno per qualche giorno, tutto questo perde importanza e restiamo liberi di essere semplicemente ciò che siamo.
Un consiglio per una coppia che ci va per la prima volta e ancora osserva “da fuori”?
Vorrei dire, scherzando: «Siete sicuri? Perché poi potreste non riuscire più a farne a meno!». Battute a parte, il consiglio è di arrivarci con la mente aperta, lasciarsi incuriosire e rispettare sempre i propri tempi e quelli del partner. Il resto, se deve arrivare, arriverà naturalmente.
Mi piace immaginarla come un luogo su più livelli, dove ogni coppia trova il proprio modo di viverla. C’è chi sceglie Cap solo per il naturismo, chi è attratto soprattutto dalla possibilità di conoscere persone e vivere esperienze con altre coppie, e chi ama entrambe le dimensioni. Non esiste un modo giusto o sbagliato: ognuno può fermarsi al livello in cui si sente a proprio agio oppure, quando lo desidera, spingersi un po’ più in là. Se decidete di partire, in questa guida al viaggiatore libertino trovate qualche indicazione pratica per orientarvi.
Qual è la cosa più difficile che avete attraversato — e il ricordo più bello?
La cosa più difficile? Senza dubbio il check-out! A parte l’ironia, sinceramente non ci sono state grandi difficoltà. Se proprio dobbiamo indicarne una, è il viaggio da Roma al villaggio e ritorno — ma persino lì abbiamo trovato aspetti positivi capaci di annullare la fatica.
Quanto al ricordo più bello, sarebbe difficile sceglierne uno solo: l’emozione dell’arrivo, le prime notti, le sensazioni di quei primi momenti, l’incontro con Maximilian e Juliette a cui ho dedicato un intero capitolo. Il bello non è un singolo episodio, ma l’insieme di tutto quello che abbiamo vissuto. E sui viaggi: abbiamo sempre raggiunto Cap in automobile, in compagnia di coppie amiche, e la magia iniziava già alla partenza da Roma. Quei viaggi resteranno per sempre tra i ricordi più belli.
C’è un pregiudizio sul mondo libertino che vorreste sfatare?
È uno dei temi che mi stanno più a cuore. Uno dei pregiudizi più diffusi tra le coppie cosiddette «monogame» è pensare che essere libertini sia una sorta di tradimento mascherato. Non è così. Una frase che ho sentito spesso è: «Se avete bisogno di andare con altri, significa che vi manca qualcosa». Dietro questo ragionamento, personalmente, vedo molta ipocrisia.
Il desiderio di avere rapporti con altre persone non è necessariamente più forte nelle coppie libertine rispetto a quelle tradizionali: presumo sia lo stesso. La differenza sta nel modo in cui si sceglie di affrontarlo. In tutte le coppie può capitare di provare attrazione per qualcun altro. Nelle coppie tradizionali spesso si preferisce reprimere, nascondere, non parlarne, a volte mentire fino al tradimento. Nelle coppie libertine, invece, questi desideri possono essere espressi, affrontati e, quando entrambi lo vogliono, condivisi attraverso esperienze vissute insieme.
Per noi la differenza non sta nel desiderare o meno qualcun altro, ma nella possibilità di parlarne apertamente con il proprio partner e decidere insieme come viverlo. Crediamo che la monogamia più importante sia quella mentale, non necessariamente quella fisica. La fedeltà, per come la intendiamo noi, non consiste nel non provare mai attrazione per nessun altro — sarebbe impossibile e innaturale — ma nel non tradire la fiducia della persona che amiamo.
Come è nata l’idea del libro? A chi è rivolto e cosa vorreste che un lettore si portasse a casa?
Curiosamente, l’idea di farne un libro mi è venuta dopo averlo scritto. Durante la nostra ultima vacanza a Cap, passeggiando sulla spiaggia, dissi a mia moglie che sentivo il bisogno di mettere nero su bianco tutti i ricordi e le emozioni di quegli anni, quasi come un diario. Erano troppi i ricordi e troppo intense le emozioni per lasciarli solo nella mente.
Tornati a casa, ho cominciato subito a scrivere, senza inventare nulla. Rileggendo, mi sono reso conto di aver raccontato una parte importante della mia vita, e ho pensato che sarebbe stato bello trasformare quelle pagine in un libro per condividere le nostre emozioni con altre persone. Ogni frase è stata scritta da me; mia moglie ha dato un contributo prezioso nella fase finale.
Inferno e Paradiso – la nostra storia è rivolto innanzitutto a chi Cap d’Agde la conosce bene, perché possa riconoscere luoghi e atmosfere e tornarci per qualche momento. Ma soprattutto a chi a Cap non è mai stato: vorrei che, pagina dopo pagina, la distanza da quel mondo diventasse sempre più piccola, fino a far vivere le nostre notti, sedersi ai nostri tavoli, camminare lungo i viali di Port Nature. Se, chiudendo il libro, qualcuno avrà la sensazione di aver trascorso qualche giorno a Cap insieme a noi, allora avrò raggiunto il mio obiettivo.
Dove si può trovare il libro e dove si può seguirvi?
Il libro è acquistabile su Amazon cercando Inferno e Paradiso – la nostra storia. Abbiamo anche aperto una pagina Facebook con lo stesso nome, dove condividiamo pensieri, estratti e contenuti legati al nostro mondo. E per chi volesse seguirci ancora più da vicino, ci trova su iol.im, il portale a cui siamo particolarmente riconoscenti: è grazie a questo sito che abbiamo conosciuto persone meravigliose, alcune diventate veri amici. Su IOL siamo iscritti con il nickname di coppia coppia85.
Per leggere la loro storia
Ringraziamo coppia85 per la sincerità con cui si sono raccontati. Se dopo queste parole vi è venuta voglia di affacciarvi al loro mondo, trovate Inferno e Paradiso – la nostra storia su Amazon.
E se invece volete vivere la scena in prima persona, conoscere coppie come coppia85 e far parte di una community verificata e rispettosa, la porta d’ingresso è sempre la stessa: IOL.








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